
In una città con troppi monumenti, è arduo gestirli bene tutti. E così è nella città delle mie passioni. Amo la poesia, ma non sono un poeta visto che da quando la poesia è morta poeti non ce ne possono essere. O forse è ben viva e non ce ne accorgiamo, o fingiamo di non accorgercene facendo i sornioni; magari (e lo dico con valore ottattivo oltre che concessivo!) nelle letterature di domani i poeti di questo periodo nostro saranno quelli che oggi chiamiamo rapper. Eh sì, loro sì che sentono ancora scorrere nel loro petto creativo metrica e figure di suono! E’ roba essenziale, metrica e figure di suono, altrimenti non è rap. E tu ti offendi se ti dico che altrimenti non è poesia, perché sei cresciuto a pane e Sanguineti, nel migliore dei casi. Io penso che a quelli delle nostre generazioni hanno presentato per poesia una poesia che vera poesia non è, per quanto riguarda la letteratura italiana contemporanea e non solo. La narrativa viene di rado alla mia porta, ci vuole la costanza di chi oltre a crederci davvero ad un’idea è capace di dedicarle lavoro e tenacia persistenti e non fugaci. Amo la fotografia e la grafica ma non dedico loro le cure del fotografo e del grafico. E così è con troppe cose (e non solo), le amo così tanto dal finire per trascurarle completamente. Con le carte geografiche ci ho costruito una tesi di laurea, ma non ho mai sviluppato l’occhio del cartografo. Oh, la musica… lì ci credevo davvero – vero, mia vecchia diavoletto? – ma non posseggo buon orecchio musicale e i miei tentativi creativi non hanno ottenuto riscontro. Ormai suono ben poco. Le Lettere sono una colonna portante, ti ci appoggi e rimane lì, solida. Con le Lettere al momento ci si può far ben poco per vivere e, visto ciò, finisco per trascurare pure loro, povere amate. Potrei fare un elenco di attitudini smorzate che annoierei pure me stesso a scriverle. Di politica – nel senso più ristretto della faccenda – mi disinteresso ormai, mi hanno annoiato dopo la morte delle ideologie. Io non penso si possa fare politica senza Ideologie; è una stronzata; la politica istituzionale pseudo-democratica occidentale è oggi solo un accordo tra potenti e lobby economiche; come nei parlamenti dei baroni feudali. Aspetto tempi migliori, ho fiducia che ci saranno, dopo che ci sarà davvero la fame e si farà per forza il giusto casino. Dovrei fare più politica dal basso, interessarmi ai movimenti più fertili e nuovi, la cosa mi duole, non so se è timidezza, scarsa capacità oratoria o la mia proverbiale infingardaggine, ma mi duole, forse in verità nei movimenti che vedo non riesco bene a riconoscermi… sembra tutto così aleatorio…. Tempi malati questi qui, ancora pienamente postmoderni, purtroppo. Il Pensiero è aleatorio e debole e pare che la cosa ci stia bene. Basta pensieri forti! Viva la relatività! Sarà… sarà. Sarò io che non sono nulla e sono tutto o è proprio questa società che non è nulla fingendo di essere tante cose? Bah, forse sono figlio di questi tempi blandi e balordi, e basta. Sono la testimonianza dell’inconsistenza. Siamo la testimonianza dell’inconsistenza. Almeno lo sarò, lo saremo fino a quando resterò, resteremo fuori fuoco come questa mia, nostra società. La città mi dà sempre un buon feedback, è un contenitore assoluto e ci puoi fare troppe cose. Devo cercare di focalizzare tutte le energie libere del mio teschio su di lei che è tutte le cose, e, cosa più importante, è tutti gli uomini e le donne, di tutti i tempi e di tutti i pensieri, e, in ambito locale almeno, li contiene tutti, uomini e pensieri. Bella storia la città; la mia città poi, la amo visceralmente perché è una città con troppe contraddizioni e quindi eleva all’ennesima potenza la sua essenza di città in quanto tale. Voglio essere vanesio visto che si è entrati in confidenza, penso di somigliarle, almeno un po’, alla mia città. Però spero di lasciarlo sto posto, anche se lo amo (come del resto, almeno un po’, sperò di cambiare me stesso); lasciarlo per un posto dove c’è meno caldo e più lavoro. Perché svoltarla a Palermo è un casino. Il lavoro, comunque, al momento è la cosa che forse faccio meglio, forse perché mi appassiona ben poco. Non voglio divagare, stiamo in ambito di passioni e di passioni devo parlare a me stesso. E se parlo di passioni devo parlare per forza d’Amore. E Amore è troppe cose per parlarne compiutamente. L’amore è troppe cose e troppe ne fa e di queste tante cose, fargliene fare bene almeno una parte è davvero un casino. Vuoi vedere poi che alla fine è l’amore che mi assomiglia? Non è niente ed è tutto, come me. L’amore è così localmente multiforme che quasi lo paragonerei ad una città, vedi un po’. L’amore muove tutto. Sembra banale ma è così, almeno per gli uomini è così, senz’altro. Sia esso l’amore per il potere, per se stessi o per un’altra persona, questo demone umano è capace di tutto. Per muovere muove tutto, ma muove sempre nella direzione giusta? A me pare che noi tutti siamo, per buona parte senza timone e in parte minima furbetti. Forse è il Caso che muove tutto, perché amore è frutto del caso; non so. Sono troppo determinista, dovevo nascere nell’ottocento, se posto sto pezzo questi mi prendono per pazzo. Basta! Giammai ho voluto e vorrò fare il filosofo, per carità! L’unica cosa che so è di non sapere e mi ci voglio crogiolare su; quindi mollo qui queste divagazioni deliranti; magari metto un bel film oppure vado a letto, che domani è lavorativo, no?
P.S. a te che mi baci, baciasti e bacerai potrei e avrei potuto dire “Ti Amo”, l’ho detto, lo dirò; ma, se la città delle mie passioni si chiama Palermo un motivo pure ci deve essere… lasciamela mettere a fuoco, la città e l’anima mia… anche se non vorrei in verità consigliartelo, sai perché? Perché voglio emozionarti ancora.