Triestina

Postati in la pietra ed il cemento, Narrativa, Poetria con i tag su 22 agosto 2011 da aldoplus79

Cos’è che – oggi – rende titubante

al fascino antico di mia amante?

Giù per il Càssaro il passo strascico,

e raggiunto il Tirren guardo levante.

È il cristallo gelato dell’onda di Sistiana,

è il brusio composto della sera a Cavana,

è l’assoluto silenzio della notte a San Giusto,

è il gusto vellutato del suo bacio, oh donna

triestina

è l’arrancare impervio del Tram verso Opicina.

Cos’è, cos’è, amata Pretoria, malumore

che riporta il mio sguardo a Miramare?

No,

è l’accogliente abbraccio Tergesteo

che verso te il verso rende reo.

Palermo, 20/08/2011

Vuoi vedere che Amore è una città?

Postati in amore, ego, la pietra ed il cemento, la poesia, Narrativa, Poetria su 2 novembre 2010 da aldoplus79

In una città con troppi monumenti, è arduo gestirli bene tutti. E così è nella città delle mie passioni. Amo la poesia, ma non sono un poeta visto che da quando la poesia è morta poeti non ce ne possono essere. O forse è ben viva e non ce ne accorgiamo, o fingiamo di non accorgercene facendo i sornioni; magari (e lo dico con valore ottattivo oltre che concessivo!) nelle letterature di domani i poeti di questo periodo nostro saranno quelli che oggi chiamiamo rapper. Eh sì, loro sì che sentono ancora scorrere nel loro petto creativo metrica e figure di suono! E’ roba essenziale, metrica e figure di suono, altrimenti non è rap. E tu ti offendi se ti dico che altrimenti non è poesia, perché sei cresciuto a pane e Sanguineti, nel migliore dei casi. Io penso che a quelli delle nostre generazioni hanno presentato per poesia una poesia che vera poesia non è, per quanto riguarda la letteratura italiana contemporanea e non solo. La narrativa viene di rado alla mia porta, ci vuole la costanza di chi oltre a crederci davvero ad un’idea è capace di dedicarle lavoro e tenacia persistenti e non fugaci. Amo la fotografia e la grafica ma non dedico loro le cure del fotografo e del grafico. E così è con troppe cose (e non solo), le amo così tanto dal finire per trascurarle completamente. Con le carte geografiche ci ho costruito una tesi di laurea, ma non ho mai sviluppato l’occhio del cartografo. Oh, la musica… lì ci credevo davvero – vero, mia vecchia diavoletto? – ma non posseggo buon orecchio musicale e i miei tentativi creativi non hanno ottenuto riscontro. Ormai suono ben poco. Le Lettere sono una colonna portante, ti ci appoggi e rimane lì, solida. Con le Lettere al momento ci si può far ben poco per vivere e, visto ciò, finisco per trascurare pure loro, povere amate. Potrei fare un elenco di attitudini smorzate che annoierei pure me stesso a scriverle. Di politica – nel senso più ristretto della faccenda – mi disinteresso ormai, mi hanno annoiato dopo la morte delle ideologie. Io non penso si possa fare politica senza Ideologie; è una stronzata; la politica istituzionale pseudo-democratica occidentale è oggi solo un accordo tra potenti e lobby economiche; come nei parlamenti dei baroni feudali. Aspetto tempi migliori, ho fiducia che ci saranno, dopo che ci sarà davvero la fame e si farà per forza il giusto casino. Dovrei fare più politica dal basso, interessarmi ai movimenti più fertili e nuovi, la cosa mi duole, non so se è timidezza, scarsa capacità oratoria o la mia proverbiale infingardaggine, ma mi duole, forse in verità nei movimenti che vedo non riesco bene a riconoscermi… sembra tutto così aleatorio…. Tempi malati questi qui, ancora pienamente postmoderni, purtroppo. Il Pensiero è aleatorio e debole e pare che la cosa ci stia bene. Basta pensieri forti! Viva la relatività! Sarà… sarà. Sarò io che non sono nulla e sono tutto o è proprio questa società che non è nulla fingendo di essere tante cose? Bah, forse sono figlio di questi tempi blandi e balordi, e basta. Sono la testimonianza dell’inconsistenza. Siamo la testimonianza dell’inconsistenza. Almeno lo sarò, lo saremo fino a quando resterò, resteremo fuori fuoco come questa mia, nostra società. La città mi dà sempre un buon feedback, è un contenitore assoluto e ci puoi fare troppe cose. Devo cercare di focalizzare tutte le energie libere del mio teschio su di lei che è tutte le cose, e, cosa più importante, è tutti gli uomini e le donne, di tutti i tempi e di tutti i pensieri, e, in ambito locale almeno, li contiene tutti, uomini e pensieri. Bella storia la città; la mia città poi, la amo visceralmente perché è una città con troppe contraddizioni e quindi eleva all’ennesima potenza la sua essenza di città in quanto tale. Voglio essere vanesio visto che si è entrati in confidenza, penso di somigliarle, almeno un po’, alla mia città. Però spero di lasciarlo sto posto, anche se lo amo (come del resto, almeno un po’, sperò di cambiare me stesso); lasciarlo per un posto dove c’è meno caldo e più lavoro. Perché svoltarla a Palermo è un casino. Il lavoro, comunque, al momento è la cosa che forse faccio meglio, forse perché mi appassiona ben poco. Non voglio divagare, stiamo in ambito di passioni e di passioni devo parlare a me stesso. E se parlo di passioni devo parlare per forza d’Amore. E Amore è troppe cose per parlarne compiutamente. L’amore è troppe cose e troppe ne fa e di queste tante cose, fargliene fare bene almeno una parte è davvero un casino. Vuoi vedere poi che alla fine è l’amore che mi assomiglia? Non è niente ed è tutto, come me. L’amore è così localmente multiforme che quasi lo paragonerei ad una città, vedi un po’. L’amore muove tutto. Sembra banale ma è così, almeno per gli uomini è così, senz’altro. Sia esso l’amore per il potere, per se stessi o per un’altra persona, questo demone umano è capace di tutto. Per muovere muove tutto, ma muove sempre nella direzione giusta? A me pare che noi tutti siamo, per buona parte senza timone e in parte minima furbetti. Forse è il Caso che muove tutto, perché amore è frutto del caso; non so. Sono troppo determinista, dovevo nascere nell’ottocento, se posto sto pezzo questi mi prendono per pazzo. Basta! Giammai ho voluto e vorrò fare il filosofo, per carità! L’unica cosa che so è di non sapere e mi ci voglio crogiolare su; quindi mollo qui queste divagazioni deliranti; magari metto un bel film oppure vado a letto, che domani è lavorativo, no?

P.S. a te che mi baci, baciasti e bacerai potrei e avrei potuto dire “Ti Amo”, l’ho detto, lo dirò; ma, se la città delle mie passioni si chiama Palermo un motivo pure ci deve essere… lasciamela mettere a fuoco, la città e l’anima mia… anche se non vorrei in verità consigliartelo, sai perché? Perché voglio emozionarti ancora.

Corrispondenza

Postati in ego, la pietra ed il cemento, la poesia, le visioni, Poetria su 4 maggio 2010 da aldoplus79

Pare non si sia, stamane, voluta svegliare,
palazzi di versi sgraziati l’ingombrano,
e un senso d’inquietudine latente;
spettrale! Cosa mi vuol comunicare?

Un cielo velato, ammanta
di torbido silenzio domenicale
l’asfalto poco battuto,
sangue rappreso,
per un martedì innaturale
di scirocco d’ansia abortito.

Quel vuoto attestato, lei sa,
non si potrà colmare a corde tese.

Calma, composta, sorniona,
ormai sembra anelare, quasi
fosse un rigenerante maggese,
ad un crollo deflagrante,
ad un’agognata resa.

E tutto intorno vibra un’allegoria
che preannuncia – dentro – una nota inattesa:
– rinuncia! –

E in questa stasi d’intenti,
sgomenta, rimane appesa,
svanita la metà degli abitanti,
si guarda e perplessa si soppesa.

Martedì 4 maggio 2010

E’ soltanto un altro sogno

Postati in ego, la poesia, le visioni, Poetria su 6 aprile 2010 da aldoplus79

Granelli di sogno

si dipingono nella retina demiurgica,

e tra l’onde che mugugnano torpore:

il rossore onirico

che accompagna l’odore

di un tirrenico aprile m’avvolge.

6/04/2010

Madre di Tufo

Postati in ego, la pietra ed il cemento, Poetria su 20 marzo 2010 da aldoplus79

Si sbriciola nel mio tempo,

nel pulviscolo del mio tempo

si sbriciola,

in ogni passo

in

scaglie di lamento

e di gioia.

Si sbriciola Palermo

in me

e non dà noia.

E mi racconta di sé

e di me

al contempo.

Passerò il Cassaro sornione

ed oltre la Porta Felice

abbraccerò

il nostro destino,

madre mia,

abbraccerò

un domani che non mi rappresento.

Non guardarmi con occhio traverso

quando

- sguardo di tufo sempiterno -

befferai la mia canizie

sotto il passo dei giovani

tuoi figli e nipoti,

e ti eternerai a mio dispetto;

non guardarmi con riguardo,

madre mia,

è breve la mia via,

ma lascia che lasci una firma:

una poesia,

e così sia.

Ogni città

Postati in la pietra ed il cemento, Narrativa con i tag , , , , , su 9 settembre 2009 da aldoplus79

Palermo da Pizzo Ferro (Monte Pellegrino, strada vecchia)

Ogni città è una lacrima di gioia dopo la tristezza, una lacrima d’amarezza dopo la felicità; perché ogni città è specchio di noi, della nostra storia, delle nostre contraddizioni; non esiste posto del tutto felice perché l’uomo giammai sarà del tutto felice, ed è questa la forza che lo sospinge avanti, sempre in tensione verso qualcosa, qualcosa che è dentro di sé ed egli immagina altrove, qualcosa che mai sarà facile vedere, celato dietro pareti grigie necessarie

2007 (da “Con gli occhi rivolti in su”)

Lungo la via dell’anima mia.

Postati in amore, ego, la pietra ed il cemento, Poetria con i tag , , , , , , , su 17 agosto 2009 da aldoplus79

A Scalunata dei Candelai (discesa Santamarina

Vicoli vicoli

avanzo pensando,

tra vecchi anditi,

balconi

e fanali.

Ascolto il mio passo

e il rumore

di vita.

Scendendo scaloni

si fa vivo il mugugno

dell’anima

adesso

romita.

E penso ai calori,

ai dolori,

all’incerto

e all’ambìto.

E penso ai silenzi e

alle urla del cuore,

e penso all’odore,

al tatto filtrato

e poi liberato:

d’amore incompleto

ma dolce

e segreto.

E penso al domani,

all’oggi, all’ieri,

e penso a com’eri,

a come sempre sarai

e a come non sei stata mai.

Vicoli vicoli,

mi vado perdendo e trovando

scendendo e salendo

lungo la via dell’anima mia.

Luglio 2009

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